Uno studio internazionale, pubblicato su Nature Climate Change e condotto anche da due ricercatrici italiane del CNR-IMAA, ha valutato i piani di adattamento ai cambiamenti climatici di 167 città dell’Unione Europea e del Regno Unito. Il risultato è preoccupante: circa il 70% dei piani necessita di miglioramenti significativi.
L’analisi ha preso in esame diversi aspetti fondamentali: l’allineamento tra i rischi climatici individuati e le misure previste, la capacità dei vari settori urbani di rispondere agli impatti del cambiamento climatico, e il grado di inclusione sociale. Solo il 52% dei piani risulta coerente tra diagnosi dei rischi e azioni da intraprendere, mentre il restante 48% si limita a elencare i pericoli senza proporre strategie concrete. Inoltre, il 49% dei piani non tiene conto delle specificità territoriali, riducendo l’efficacia degli interventi.
Le ricercatrici italiane Monica Salvia e Filomena Pietrapertosa sottolineano che l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e che il 75% della popolazione vive in aree urbane esposte a fenomeni estremi come ondate di calore e alluvioni. Per affrontare queste sfide, i piani devono essere basati su dati solidi, risultare coerenti con i rischi locali e garantire un approccio realmente inclusivo, capace di ridurre le disuguaglianze sociali.
Per risolvere il problema e ridurre il gap cruciale fra dichiarazioni di intenti e azioni concrete occorre una svolta concreta, che passi per strategie data-driven, governance inclusiva e strumenti verificabili per proteggere davvero i cittadini.
Fonte: TELEAMBIENTE
