Fino agli anni ’80, l’Italia era tra i Paesi europei più virtuosi nell’utilizzo del vuoto a rendere, sistema che permetteva di restituire contenitori vuoti (bottiglie in vetro, plastica o lattine) per essere riutilizzati.
Col tempo, questa pratica è scomparsa. Il motivo? L’influenza delle lobby della plastica, dei consorzi di riciclo e della grande distribuzione, contrarie a causa dei costi logistici legati alla raccolta e allo stoccaggio nei punti vendita. Di fatto, ha prevalso l’interesse industriale rispetto a quello ambientale e collettivo.
Cos’è e come funziona il vuoto a rendere
Il meccanismo è semplice: il consumatore paga una cauzione all’acquisto di una bevanda e la recupera restituendo il contenitore vuoto. In alcuni Paesi, come l’Olanda, la cauzione è alta (fino a 25 centesimi), rendendo il sistema molto efficace.
Il vuoto a rendere consente il riutilizzo dei contenitori:
- fino a 40 volte per il vetro,
- circa 20 volte per il PET,
con un risparmio energetico che può superare il 76% rispetto alla produzione di nuovi contenitori.
Perché il vuoto a rendere è vantaggioso
Questa pratica offre almeno tre benefici concreti:
- Riduce i rifiuti alla fonte: in Germania, dove il sistema è molto diffuso, i rifiuti da vetro sono calati del 96%, e quelli da plastica dell’80%.
- Favorisce l’economia circolare: permette di consumare meno materie prime, energia e acqua, contribuendo a un modello più sostenibile.
- Diminuisce i costi ambientali: meno rifiuti significa anche meno costi di gestione e smaltimento.
Nei Paesi del Nord Europa (come Danimarca e Norvegia), il vuoto a rendere è obbligatorio per molte tipologie di contenitori, e rappresenta oltre il 70% del mercato delle bevande.
Oggi, 13 Paesi dell’Unione europea adottano sistemi di vuoto a rendere ben funzionanti. In Italia, invece, questa buona pratica è stata abbandonata, con conseguenze rilevanti:
- 7,3 miliardi di contenitori in PET vengono sprecati ogni anno (circa 119 a persona).
- Il tasso di riciclo del PET si ferma al 47%, meno della metà rispetto alla Germania (98%).
In conclusione, l’eliminazione del vuoto a rendere ha favorito interessi industriali, ma ha significato una grave perdita per l’ambiente e per i cittadini, che oggi si trovano con più rifiuti, meno riutilizzo e un sistema di riciclo meno efficiente.
FONTE: NON SPRECARE
